luglio 31, 2011
La tristezza ha un che di confortevole intimità.
Messo a punto che la conversazione non può essere utile ,
come tutte le conversazioni in cui almeno una persona cerca di ferire l’altra.
Messo a punto
che ora ho molto da imparare
che la mia coinquilina è in Palestina
e che tu domani finalmente te ne vai.
Realizzato che
ho di nuovo perso me stessa,
ma il bello viene ora che c’è da potare e costruire;
che mi piace sentire così tanto e non voglio rinunciarci;
che il compromesso si trova annullandosi
e la tristezza ha un che dì confortevole intimità.
Prendo il dolore fresco e lo vedo come un organo dell’anima,
se è così che si chiama.
Prendo i dolori freschi, organi generati da ferite esistenziali.
Li tocco e si fanno più acuti,
ma in questo modo è posso capire dov’è che sono situati.
Non sapevo più se e’ per te che fa male o per la delusione personale.
Credevo di star male perchè ancora una volta ero felice per qualcosa che non c’era, distrutta dai miei voli pindarici ingovernabili.
Ma ora che ho sciolto questo nodo,
il buco rimane
e fa male.